PALOZZI DI NUOVO SINDACO, LE TRE RAGIONI DI UNA VITTORIA
Sono essenzialmente tre le ragioni che hanno portato alla rielezione di Palozzi a Sindaco di Marino a seguito delle recenti elezioni del 15 e 16 maggio. Cercherò di tratteggiare, dal mio punto di vista, una breve analisi del voto senza ricorre a tatticismi, ipocrisia e al politichese in voga in alcuni commenti post elettorali.
IL CONSENSO DELLA CITTADINANZA
Nulla meglio delle cifre complessive dei voti ottenuti e della loro distribuzione territoriale sta a dimostrare il livello alto di consenso che Palozzi e la sua coalizione hanno fatto registrare. Il centro-destra si rafforza nelle zone tradizionalmente amiche e riesce a penetrare nelle altre parti del territorio più ostiche.
Consenso ottenuto per un’attività amministrativa più di quantità che di qualità, realizzata grazie anche all’ottima situazione finanziaria ereditata dalla gestione commissariale, dai primi due anni d’esenzione dai vincoli del patto di stabilità con cui si sono dovuti misurare duramente gli altri Sindaci e, soprattutto, dalla messe di fondi (parliamo di oltre 12 milioni di euro) affluiti nelle casse comunali nel periodo 2007/2010 in cambio delle centinaia di permessi a costruire rilasciati dalla sua Amministrazione le cui conseguenze, evidentemente, non sono state calcolate dalla stragrande maggioranza degli elettori.
Un solo esempio di come siano state dissipate tali risorse riguarda il mondo delle opere pubbliche, distribuite con interventi “spot” in modo capillare su tutto il territorio; “opere” discutibilissime per come sono state programmate, affidate e realizzate ma che hanno riscosso il consenso della cittadinanza, soprattutto nella sfuriata pre-elettorale dell’ultima ora con una valanga di asfalto per le nostre auto e centinaia di vasi di fiori stagionali per la nostra vista.
Come ebbi già modo di sostenere in passato, Palozzi è dotato di consistenti mezzi comunicativi che hanno reso la sua presenza quasi perenne su tutti i mass media della Provincia. Per capire la loro consistenza è sufficiente sfogliare l’ultimo numero del suo periodico “Giorno per Giorno” e contare la quantità di sponsorizzazioni ricevute, in veste d’inserzioni pubblicitarie, dal gotha dell’edilizia e dell’imprenditoria, locale e non.
L’APPARATO DI POTERE
“Gioiosa macchina da guerra”; questa infelice descrizione di Occhetto del 1993 ben si addice all’organizzazione che ha costituito il motore e il volano del consenso elettorale di Palozzi.
Una macchina fondata sull’uso del potere, spesso abbinato con il disprezzo per le regole, che ha generato, tra l’altro, una schiera di ditte ed aziende fornitrici del Comune di Marino trasformate, al momento più opportuno, in promotori del consenso.
La consiliatura appena conclusa è lastricata da un numero considerevole di episodi di monopolio nelle varie articolazioni dell’attività comunale nel campo dei lavori e delle forniture di beni e servizi, con comportamenti per niente cristallini e forzature che hanno consentito il nascere ed il consolidarsi di gruppi di potere e di interesse su cui deve essere ancora fatta piena luce.
LA DEBACLE DEL CAMPO AVVERSO
Lo faccio solo ora, dopo il responso elettorale, perché mai avrei voluto, anche indirettamente, danneggiare lo schieramento nel quale ho militato in questi anni. E’ il momento dell’auto critica sui punti cardine che, a mio avviso, hanno portato ad un risultato elettorale tanto prevedibile quanto disastroso.
Una premessa, però, si rende necessaria. L’opinione che a Palazzo Colonna vi sia stata in questi anni un’opposizione poco incisiva è, a mio avviso, figlia di un sentimento più ampio che aleggia a livello nazionale; di chi è insoddisfatto della interminabile fase di transizione politica che viviamo in cui, più che il governo dei problemi del Paese, l’attenzione è tutta volta a risolvere quelli del capo del Governo e non intravede all’orizzonte un’alternativa credibile ed affidabile.
Marino non è sfuggita a questa logica; anzi ha pagato ancor di più le tante divisioni e diffidenze riscontrate all’interno del cosiddetto centrosinistra. Il Partito Democratico, al quale competeva il ruolo di elemento aggregante dell’ampia galassia che si muove alla sua sinistra, più che lavorare in questo verso e radicarsi ancor di più nel territorio, ha speso tempo ed energie per isolare quanti al suo interno, nel costruire il nuovo soggetto politico,volevano nel contempo porsi come valida alternativa alla destra Palozziana. Gli equilibri numerici nell’aula consiliare hanno poi fatto il resto e reso obiettivamente difficile il compito anche a chi, come il sottoscritto, ha svolto un’opposizione non becera nei modi, ma netta e trasparente nei fatti. Ma si sa, una rondine non fa primavera!
Di fronte un progetto così necessario quanto ambizioso il terreno politico si è trasformato sempre di più in una sorta di campo di Agramante nel quale tutti discutevano senza avvedersi del precipizio verso cui stavano correndo. Un clima favorito da diffidenze mai sopite nel quale il consociativismo e le sirene palozziane hanno avuto il sopravvento, portando al progressivo distacco dalla cittadinanza che non si è sentita più rappresentata da gran parte della classe “dirigente” del centrosinistra.
In questo contesto la stessa proposizione della candidatura alternativa a Palozzi è apparsa usurata e poco adatta a rispondere alla sfida elettorale. C’era bisogno di una candidatura che poteva, anzi doveva, essere ricercata in tempo utile per fungere da valore aggiunto alle migliori forze del progresso e dare il senso della reale volontà di cambiamento di rotta.
All’amico Ugo va comunque riconosciuta caparbietà ed impegno, così come a tutti coloro che hanno lavorato sodo e con passione. Occorre, però, prendere atto che si è concluso un ciclo, che l’autoreferenzialità dei Partiti li ha portati sempre di più ad assomigliare ad un prodotto da merchandising o, nel migliore dei casi, in occasionali Comitati elettorali lontani dalle aspettative dei cittadini. C’è bisogno, insomma, di ripartire con umiltà, guardando avanti facendo tesoro degli errori e, con l’ottimismo di chi è certo che il vento tornerà a cambiare come sta già accadendo a livello nazionale, preparare il terreno per riconquistare la fiducia della gente con un progetto credibile e alternativo a quello dell’era palozziana.
Io non mi chiuderò in casa; ci sarò nelle mille altre forme di partecipazione possibili e alternative all’aula consiliare, mettendo a disposizione quel po’ d’esperienza e di memoria amministrativa consolidata in questi anni.
Sandro Caracci











Sandro mio, era evidentemente impossibile, letteralmente impossibile, seguendo le fasi politiche, la logica e la cronistoria amministrativa(in larga misura tutto abbastanza condivisibile) rappresentate con l’affresco lineare delle tue argomentazioni e della tua analisi, era IMPOSSIBILE, dicevo, per la contraddizion che nol consentiva oggettivamente, cercare e tanto meno TROVARE un candidato che fosse più acconcio di Ugo per vincere la sfida contro Palozzi. Ugo ha limitato le perdite, secondo me, in quanto Ugo Onorati. Con un altro candidato, nella ventura delle circostanze date e delle tempistiche adottate, il principale schieramento di opposizione al centrodestra marinese avrebbe preso meno del 25%, secondo il mio debole parere. E’ ben strano che pochissimi, nella coalizione, quasi nessuno, a posteriori sostengano questo mio convincimento. C’è qualcosa di profondo (politicamente e socialmente e psicologicamente) che mi sfugge…vabbè, è pure vero che, a parte la parentesi Perrone del 2000, pure quella per me perdente, erano moltissimi anni che non frequentavo il “cosiddetto” centrosinistra post 1992-93 (tu sai che per me quello autentico è quello iniziato con le riforme del Governo MORO-NENNI del 1963, quando tu ed io stavamo nella stessa prima media! Pure quella, “riforma coi socialisti al governo”, guarda caso…), però, insomma…vabbè, vada per il NON DISIMPEGNARSI, come generazione, in tutti i modi possibili per la nostra comunità, alla fin fine. Con immutata amicizia un abbraccio tuo Armando Lauri