IL  “BENE ACQUA”,  TRA  LIBERALIZZAZIONI  ED  INTERESSI  PUBBLICI

Lo scorso 4 novembre il Senato della Repubblica ha approvato l’art. 15 del Decreto legge 135/2009  che consegna, a partire dal 2011,  la  gestione  dell’acqua potabile agli interessi delle grandi multinazionali. Il Decreto 135/2009 sarà discusso alla Camera dei Deputati il prossimo 16 novembre.

Secondo il governo il testo in discussione in Parlamento rappresenta un mero adeguamento della legge italiana alla disciplina comunitaria. Ma questa interpretazione è fortemente contestata a livello locale. La regione Puglia, ad esempio, proprio richiamandosi alla legislazione europea, ha stabilito l’avvio del processo di ripubblicizzazione dell’Acquedotto pugliese, convinti che non possa essere l’ Europa ad imporre al nostro Paese la privatizzazione del servizio idrico.

A questo proposito due diverse risoluzioni del Parlamento europeo affermano il principio che l’acqua è un “bene comune dell’umanità”, mentre gli organismi dell’Unione europea hanno più volte  evidenziato come “alcune categorie di servizi non possano  essere  sottoposte al principio comunitario della concorrenza”.

Personalmente non sono tra coloro che si oppongono aprioristicamente alla liberalizzazione dei servizi pubblici, ma quella dell’acqua non può essere giustificata dal recepimento tout-court della disciplina comunitaria, né dal fatto che gli acquedotti pubblici – siccome perdono in media il 40% delle risorse idriche e occorrono circa 62 miliardi di euro per la loro manutenzione – devono essere gestiti dai privati, gli unici in grado di investire risorse così importanti.

E’ vero, in Italia la gestione pubblica dell’acqua non è stata sempre esemplare. Per vari motivi le tariffe applicate sono più basse di quelle in vigore nei Paesi europei, provocando consumi scriteriati di questo bene primario, (293 litri per abitanti a giorno contro i 196 della Germania e i 211 della Francia).

In questo delicato e vitale settore c’è quindi bisogno di politiche più incisive che mettano al centro della loro attenzione la perfetta manutenzione della rete idrica, i sistemi di riciclo, recupero e stoccaggio delle acque da destinare all’irrigazione e a tutte quelle funzioni nelle quali la potabilità dell’acqua non è richiesta. Vanno premiati, con tariffe calmierate, i consumi più virtuosi dei cittadini attenti all’ambiente e penalizzati, con tariffe più alte, i consumi scriteriati di un bene così strategico.

L’esperienza francese, d’altra parte, dimostra come i servizi pubblici, se ben gestiti, siano competitivi e più efficaci di quelli resi dai privati. Infatti a Parigi dal prossimo gennaio la gestione del  ciclo completo delle acque tornerà in mano alla municipalizzata “Eau de Paris”, superando la grande riforma voluta dal Sindaco Chirac che nel 1984 ne affidò la gestione alle grandi multinazionali Suez e Veolia.

Insomma, occorre scongiurare che l’acqua diventi un business come un altro, in mano a poche e determinate multinazionali, invece di un bene primario da garantire a tutti.

Questi motivi mi hanno spinto a presentare il 10 novembre u.s. una mozione urgente al Consiglio comunale affinché nello Statuto civico sia riconosciuto il diritto all’acqua come diritto umano universale, indivisibile, inalienabile e il Servizio idrico integrato come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.

Mi auguro che il Consiglio comunale, al di là degli avversi schieramenti, lo approvi nell’interesse dei nostri cittadini e, più in generale, delle future generazioni.

Marino, 12 novembre 2009

Sandro Caracci

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  5 Responses to “IL “BENE ACQUA”, TRA LIBERALIZZAZIONI ED INTERESSI PUBBLICI”

  1. Firmai la mozione di Fabio Martella(e convinsi a firmarla un bel po’ di concittadini) contro l’acqua all’Acea temporibus illis.
    Continuai, e continuo, a restare contrario alla privatizzazione dell’acquedotto marinese. Per principio. In punta di diritto. Di fatto.Per ragioni economiche. Perchè sì.Perchè ci abbiamo rimesso.Perchè la speranza della buona amministrazione non muore mai. Perchè gli argomenti di Pino Panella mi convincono e perché mi convince Caracci Sandro con questa sua bella posizione qui ben esplicitata. Adriano sicuramente farà sforzi concreti per accontentarci,tornerà convinto sui suoi passi prima di lasciare il Comune per andare in Regione. Anche perché sa che tornare all’acqua dell’acquedotto del quale son proprietari quarantamila marinesi coi loro figli e i loro nipoti e i loro pronipoti è opinione larghissimamente maggioritaria tra i quarantamila.
    E’ un impegno molto lodevole e che vale veramente la pena continuare a render vivo e concreto.Armando

  2. E’ tempo, anche a Marino e soprattutto a Marino, di autonomia di pensiero e di autonomia di azione.E di slanci e di coraggio. Ho ragione di ritenere che Palozzi lascerà il Comune disdettando il protocollo ufficiale, penalizzante per la nostra comunità, con l’ACEA.Le sue continue minacce di farlo, in passato, per le continue inadempienze dell’Azienda, hanno rappresentato un fatto che prelude alla clamorosa e molto positiva resipiscenza di Adriano Palozzi e della maggioranza pdl.Che quando vuole sa essere coraggioso. Lo dimostrerà, ne sono certo. Adriano sta tentando l’avventura regionale sua,premessa di quella nazionale sempre sua, nel tempo. Saprà compiere scelte benefiche per la città che ha guidato fin’ora, visto che per queste scalate istituzionali occorre prestigio e amore per la collettività. E tornare all’acquedotto marinese pubblico ben gestito e non privato (l’acqua, da Talete in poi, son duemilaseicento anni che si è scoperto che è troppo bello non privatizzarla! Quindi, rientriamo tutti dalla sbornia-idrica-più letale di quella etilica della privatizzazione ATO, per favore, e subito)costituirà, caro Sandro, secondo me, uno dei cardini degli impegni di quel che resta della politica per l’elezione del prossimo sindaco per la Marino vivibile prossima ventura. E anche seconde te. Secondo moltissimi, un’infinità, di marinesi…Viva Pino Panella, viva i quarantamila marinesi proprietari dell’acquedotto da essi gestito e non gestito dai privati. Armando

  3. Mi dispiace moltissimo che la maggioranza di governo abbia posto la fiducia sulla privatizzazione dell’acqua. Se ci sarà un referendum voterò per l’abolizione della legge (insieme a numerosissimi pidiellini). Armando ps Viva il lodo Panella!

  4. Ricevo e prego il Grande Sandro di pubblicare:
    13.11.2009

    Appello contro la privatizzazione dell’acqua

    Il denaro pesa più dell’acqua
    di Alex Zanotelli

    Alex Zanotelli, missionario comboniano, chiama alla mobilitazione perché sia ritirato il decreto, votato in Senato il 4 novembre, che rappresenta un passo verso la privatizzazione dei servizi idrici. Si rivolge ai partiti di opposizione, ma anche alle regioni e ai sindacati. E chiede alla Conferenza episcopale italiana di proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano, come afferma Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate.

    È stato uno shock per me sentire che il Senato, il 4 novembre scorso, ha sancito la privatizzazione dell’acqua. Il voto di Palazzo Madama è la conclusione di un iter parlamentare che dura da due anni. Infatti, il governo Berlusconi, con l’articolo 23 bis della Legge 133/2008, aveva provveduto a regolamentare la gestione del servizio idrico integrato che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società, mediante il rinvio a gara, entro il 31 dicembre 2010.

    Quella legge è stata approvata il 6 agosto 2008, mentre l’Italia era in vacanza. Un anno dopo, precisamente il 9 settembre 2009, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge (l’accordo Fitto- Calderoli), il cui articolo 15, modificando l’articolo 23 bis, muove passi ancora più decisivi verso la privatizzazione dei servizi idrici, prevedendo:
    a) L’affidamento della gestione dei servizi idrici a favore di imprenditori o di società, anche a partecipazione mista (pubblico-privata), con capitale privato non inferiore al 40%;
    b) Cessazione degli affidamenti ‘in house’ a società totalmente pubbliche, controllate dai comuni alla data del 31 dicembre 2011.

    Questo decreto è passato in Senato per essere trasformato in legge. Il Pd, che è sempre stato piuttosto favorevole alla privatizzazione dell’acqua, ha proposto nella persona del senatore Bubbico, un emendamento-compromesso: l’acqua potrebbe essere gestita dai privati, ma la proprietà resterebbe pubblica. Questa proposta , fatta solo per salvarsi la faccia, passa con un voto bipartisan! Ma la maggioranza vota per la privatizzazione dell’acqua. L’opposizione (Pd e Idv), vota contro il decreto-legge. E così il Senato vota la privatizzazione dell’acqua, bene supremo oggi insieme all’aria! È la capitolazione del potere politico ai potentati economico-finanziari. La politica è finita! È il trionfo del mercato, del profitto. È la fine della democrazia. «Se la Camera dei deputati – ha detto correttamente il Forum dei movimenti dell’acqua – non ribalterà il misfatto del Senato, si sarà celebrata la delegittimazione delle Istituzioni».

    Per questo dobbiamo denunciare con forza:
    - il governo Berlusconi che , con questo voto ora privatizza tutti i rubinetti d’Italia. «Questo decreto segna un passaggio cruciale per la cultura civile del nostro paese e per la sua Costituzione – scrivono Molinari e Lembo del Contratto Mondiale dell’Acqua – , i Comuni e le Regioni vengono espropriati da funzioni proprie con un vero attentato alla democrazia».
    - il partito di opposizione , il Pd, che continua a nicchiare sulla privatizzazione dell’acqua (sappiamo che il nuovo segretario Bersani è stato sempre a favore della privatizzazione).
    - e infine tutta l’opposizione, per non aver portato un problema così grave all’attenzione dell’opinione pubblica.

    Per questo rivolgiamo un appello a tutti i partiti perché ritirino questo decreto o tolgano l’acqua dal decreto. E questo devono farlo adesso che il decreto legge passa alla discussione nella Camera dei deputati. Si parla che il decreto potrebbe essere votato il 16 novembre. E ai partiti di opposizione chiediamo che dichiarino ufficialmente la loro posizione tramite il loro segretario nazionale e diano mandato al partito di mobilitarsi su tutto il territorio nazionale. E chiediamo altresì, ai partiti di opposizione di riportare in aula la Legge di iniziativa popolare che ha ottenuto, nel 2007, 400.000 firme ed ora dorme nella Commissione Ambiente della Camera.

    Chiediamo alle Regioni di:
    - impugnare la costituzionalità dell’articolo 15 del decreto Fitto-Calderoli;
    - varare leggi regionali sulla gestione pubblica del servizio idrico.

    Chiediamo ai Comuni di:
    - indire Consigli Comunali monotematici sull’acqua;
    - dichiarare l’acqua bene di non rilevanza economica;
    - fare la scelta dell’Azienda Pubblica speciale per la gestione delle proprie acque. Questa opzione, a detta di molti avvocati e giuristi, è possibile anche con l’attuale legislazione. Si tratta praticamente di ritornare alle vecchie municipalizzate.

    Chiediamo ai sindacati di:
    - pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua tramite i propri segretari nazionali;
    - mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell’acqua.

    Chiediamo infine alla Conferenza Episcopale Italiana(Cei) di:
    - proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano, come ha fatto il Papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in veritate, dove parla «dell’accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni» (n.27);
    - protestare , in nome della vita, come afferma il Papa nell’enciclica,contro la legge che privatizza l’acqua;
    - chiedere alle comunità parrocchiali di organizzarsi sia per informarsi sia per fare pressione a tutti i livelli, perché l’acqua non diventi merce.

    Infatti l’acqua è sacra, l’acqua è vita, l’acqua è un diritto fondamentale umano. Questo bisogna ripeterlo ancora di più, in un momento così grave in cui con il surriscaldamento del pianeta, rischiamo di perdere i ghiacciai e i nevai, e quindi buona parte delle nostre fonti idriche. E lo ripetiamo con forza alla vigilia della conferenza internazionale di Copenhagen, dove l’acqua deve essere discussa come argomento fondamentale legato al clima. Per questo chiediamo a tutti, al di là di fedi o di ideologie perché “sorella acqua”, fonte della vita, venga riconosciuta da tutti come diritto fondamentale umano e non sottoposta alla legge del mercato. Si tratta di vita o di morte per le classi deboli dei paesi ricchi , ma soprattutto per i poveri del Sud del mondo, che la pagheranno con milioni di morti per sete.

    Firma l’appello
    CAMPAGNA NAZIONALE “SALVA L’ACQUA” – IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ACQUA !
    http://www.petizionionline.it/petizione/campagna-nazionale-salva-lacqua-il-governo-privatizza-l-acqua-/133

    Postato da Redazione

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    MI RACCOMANDO…..FAI GIRARE QUESTO APPELLO IN TUTTI I MODI CHE CONOSCI !!!!!
    ALTRIMENTI NON SERVE A NULLA !

    http://www.petizionionline.it/petizione/campagna-nazionale-salva-lacqua-il-governo-privatizza-l-acqua-/133
    CAMPAGNA NAZIONALE “SALVA L’ACQUA” – IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ ACQUA ! – Petizioni Online

    Si tratta della definitiva consegna al mercato di un diritto umano universale

    IMPEDIAMOLO !

    Con un decreto del 10 settembre scorso il Governo regala l’acqua ai privati: sottrae ai cittadini l’acqua potabile, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati.

    Oltre 400.000 cittadini hanno sottoscritto una legge d’iniziativa popolare per l’acqua pubblica, che riconosce il diritto all’acqua ma la proposta giace da due anni nei cassetti delle commissioni parlamentari.

    Entro il prossimo 24 novembre, il decreto che privatizza l’acqua potrebbe diventare legge.

    Si tratta della definitiva mercificazione di un bene essenziale alla vita

    Si tratta di un provvedimento inaccettabile!

    Pertanto, noi firmatari del presente Appello chiediamo:

    - A tutti i Parlamentari il ritiro delle nuove norme che privatizzano l’acqua e di escludere il servizio idrico dai servizi pubblici locali di rilevanza economica riconoscendo l’autonomia di scelta dei modelli di affidamento da parte degli ATO ed Enti locali.

    - Alle forze politiche di sostenere le proposte del Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua e in particolare la rapida approvazione della legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico.

    - Ai Presidenti delle Regioni di presentare ricorso di costituzionalità contro l’Art.15 del D.L. 135/09 a tutela della autonomia degli Enti Locali sulla base del principio di sussidiarietà riconosciuto dalla Costituzione.

    - Agli Eletti nei Consigli Comunali di prendere posizione contro l’Art.15 del D.L 135/09 e di assumere l’impegno ad inserire nello Statuto Comunale il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e dichiarando il servizio idrico privo di rilevanza economica.

    - Ai Cittadini di protestare contro questo Decreto del Governo facendo pressioni sui parlamentari e raccogliendo adesioni a sostegno del presente impegno.

    Il presente Appello con le firme raccolte sarà inviato anche al Presidente della Repubblica
    e ai Presidenti delle due Camere

    L’acqua è un diritto umano universale e un bene comune da conservare per le future generazioni.

    Il servizio idrico deve essere gestito da enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e dei lavoratori.

    Salvare l’acqua è una questione di democrazia

    Ottobre 2009 – Appello a cura
    Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua

    Segreteria Operativa Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
    e-mail: segreteria@acquabenecomune.org
    Sito web: http://www.acquabenecomune.org

    Origine: http://www.petizionionline.it
    Crea la tua petizione online, cambiamo questo mondo dal basso. Firma per per le tue battaglie

  5. Roma, 14 feb. – (Adnkronos) – “Penso che l’acqua sia un bene pubblico e debba rimanere tale. So anche che bisogna fare in modo, se questa strada e’ obbligata, di arrivare ad un’azionariato quanto piu’ diffuso possibile, per evitare che ci siano concentrazioni di quote della societa’ in mano a privati”. Lo ha detto la candidata del centrodestra alla Regione Lazio, Renata Polverini, intervistata da Maria Latella su SkyTg24, in merito alla vicenda Acea. “Bisogna far si’ – ha aggiunto Polverini – che il controllo rimanga sotto il Comune, sotto l’istituzione pubblica”.
    Queste le dichiarazioni autorevoli di Renata Polverini. Permettetemi di essere dignitosamente compiaciuto del fatto che in pdl di Marino, abbastanza solo e in assoluta e decisa controtendenza, mi sono pubblicamente e nettamente esposto contro la privatizzazione dell’acqua. Voterò Polverini convinto. Con coerenza. “Io”… Armando

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